L’ascolto attivo: comunicazione efficace in contesti educativi e familiari

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L’ascolto attivo: comunicazione efficace in contesti educativi e familiari

La capacità di ascolto

Ascoltare non è solo una funzione del nostro organismo ma è soprattutto una competenza comunicativa in grado di migliorare l’efficacia e l’efficienza del dialogo, in quanto si basa essenzialmente sull’empatia e sull’accettazione positiva incondizionata dell’altro.

Seguendo l’approccio matematico alla comunicazione di Shannon e Weaver (1949), comunicare significa trasmettere informazioni, dunque l’attenzione si rivolge al passaggio di un segnale (quindi di un messaggio) da una fonte A (emittente) ad un destinatario B (ricevente), grazie ad un recettore (apparato acustico); ma l’informazione non è solo ciò che è stato detto dall’emittente, ma è anche ciò che percepisce il ricevente.

Dunque se spostassimo l’attenzione su chi riceve il messaggio ci accorgeremo senz’altro che il feedback del ricevente potrebbe essere diverso rispetto all’emittente.

Cosa potrebbe essere successo?

L'importanza dell'ascolto attivo: che cos’è

Lo psicologo statunitense, Carl Rogers, fondatore dell’approccio “Terapia centrata sul cliente”, definisce l’ascolto attivo come un processo costituito da diverse fasi:

Osservare e ascoltare il messaggio dell’emittente

Ipotizzare le emozioni provate dall’emittente

Comunicare la propria impressione, assumendo un atteggiamento empatico

Attendere la conferma o la correzione da parte dell’altro

Attraverso questa competenza si creano rapporti positivi, caratterizzati da un clima disteso, in cui il nostro interlocutore possa sentirsi empaticamente compreso e non giudicato; dunque l’ascolto attivo pone l’attenzione alla comunicazione cercando di cogliere il contenuto emozionale di ciò che l’altro dice.

Chi ascolta attivamente è empatico, non giudica, chiarifica sempre per comprendere meglio e cerca la sintonia. Carl Rogers sosteneva inoltre, che “coloro che sono stati ascoltati attivamente” maturano sotto il profilo emotivo, aprendosi all’esperienza, stando meno sulla difensiva, e diventano più accettanti e meno autoritari”.

Spesso si tende ad essere selettivi nell’ascolto, ovvero si ascoltano solo alcune parti del discorso e si tende ad essere immediati nella formulazione di giudizi, anticipando quello che il mittente sta per dire, interrompendolo e non lasciando concludere il discorso. A volte invece, si è più passivi nella comunicazione, ossia si sfugge al dialogo, ciò significa “sentire le parole ma non il suo contenuto”.

L’ascolto attivo invece è uno strumento non tanto efficace quanto fondamentale: perchè porsi in maniera immediata nello stato d’animo o nella situazione di un’altra persona, quindi sviluppando l’empatia, è il canale per ogni relazione di tipo funzionale. Aiuta a comprendere l’altra persona, promuove l’apertura, sviluppa il senso di fiducia, ed evita i conflitti.

people sitting in circle

Educare all'ascolto

E’ importante che anche i bambini inizino a sviluppare in maniera efficace questa competenza.

Nei contesti educativi ad esempio, si può insegnare ai bambini sin dalla scuola primaria l’importanza dell’ascolto attivo attraverso giochi e compiti in classe tutti in gruppo, atti a favorire non solo lo sviluppo di alcune competenze sociali di primaria importanza come naturalmente la comunicazione, il confronto, l’empatia, e lo sviluppo di un senso critico, ma anche alcune soft skills come le capacità di risolvere problemi, prendere decisioni, sviluppare la propria creatività, e gestire i conflitti.

Ciò permette al bambino di sviluppare una propria indipendenza, in questo caso il saper ascoltare in maniera attiva è volta a una serie di funzioni a catena importanti per lo sviluppo cognitivo, emotivo e sociale.

A casa invece, può essere utile allenare l’ascolto attivo attraverso la visione di un cartone animato: se si spegne l’audio e si chiede ai bambini di focalizzarsi solo sui gesti, sull’espressione del viso, sulla postura che assumono i personaggi, può essere un esercizio molto produttivo in quanto sollecita il bambino a comprendere cosa sta pensando l’altro, cosa prova e di conseguenza sviluppare l’empatia.

Oppure, utile anche con i bimbi, è proporre l’esercizio della tartaruga di Carl Rogers nella quale si stimola la capacità creativa chiedendo di esprimere il proprio punto di vista, solo ed esclusivamente dopo aver riformulato e riassunto in maniera corretta, il punto di vista dell’altro interlocutore esposto in precedenza; ciò aiuta non solo a sviluppare l’ascolto ma anche il rispetto e la comprensione reciproca.

Dott.ssa Francesca Sapuppo in psicologia clinica e della salute e neuropsicologia