La ricaduta sociale e pedagogica nelle situazioni di emergenza

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La ricaduta sociale e pedagogica nelle situazioni di emergenza

Molte epoche hanno subito ricadute sociali scaturite da eventi catastrofici, che siano stati essi di origine naturale o causati dalla mano dell’uomo o meglio dire dall’intromissione scellerata dell’uomo sulla natura. Ogni epoca, in queste catastrofi ha modificato l’andamento sociologico delle masse.

Queste condizioni di emergenza derivate dallo stato di allerta, la percezione della condizione di essere mortali, la povertà, la precarietà, il disagio, le limitazioni alla propria libertà, la progettualità interrotta e la conseguente mancanza di prospettive, fermano l’uomo e lo mettono in uno stato di crisi, cioè lo costringono a delle riflessioni, a dei cambiamenti per potersi riadattare alla nuova condizione.

Attualmente, l’evento catastrofico di questa pandemia, che si sta protraendo nel tempo, sta innescando varie dinamiche sociali sofferenti anche a seconda della fascia di età e della percezione che ogni categoria umana ha dello stato di emergenza e repressione.

La fascia dell’infanzia, anche non comprendendo il pericolo sanitario così come percepito dall’adulto, ne risente come specchio dal modo in cui i genitori ne stanno subendo l’influsso. Per cui assorbono, ansie, timori, frustrazioni e stress. Parlare ai piccoli diventa di estrema importanza, spiegare la situazione e dare prospettive positive allevia le loro ansie e gli fornisce la possibilità di non crearsi delle concezioni sbagliate o delle immaginazioni confuse. In questa fascia di età i nostri bambini inevitabilmente stanno ritardando l’ingresso nel mondo dei pari, per cui una maturazione di confronto paritetico dove si inizia a ridurre il proprio egocentrismo per fare spazio alla socialità e dove, in quell’incontro tra pari, si impara a vincere e perdere, dove si inizia a regolarizzare l’emotività e dove inizia una evoluzione di maturazione sociale, imparando il rispetto delle regole oltre quelle familiari , cioè dove si impara a fare i conti con la società.

La tecnologia può fornire degli spunti utili anche se non paragonabili alla fisicità , però consente ai piccoli di mantenere un legame con le figure esterne alla famiglia e inoltre li pone in una condizione di assunzione di responsabilità, dandogli la sensazione che: “anche loro fanno la loro parte” in questo momento difficile. Per cui se da un lato non stanno vivendo nella normalità della loro crescita sociale, possiamo comunque insegnare loro l’importanza della cooperazione e farli sentire parte di un cambiamento sociale, dargli dunque la possibilità di adattarsi e crescere.

Altro discorso tocca invece tutte le fasce di età di passaggio. Dalle elementari alle scuole superiori di primo grado, ad esempio, i ragazzi hanno perso quello scarto importante del passaggio nel mondo dei “grandi” con la conseguente evoluzione maturativa di atteggiamenti e comportamenti sociali. Il riconoscersi nel gruppo, il trovare il modo di distaccarsi dalla famiglia per esprimere la propria identità. Anche in questa fascia l’unico contatto con il gruppo pare essere quello digitale. Se da un lato riesce a mantenere il contatto e far crescere l’interesse verso i pari e anche vero che necessita di una particolare guida e gestione. Non lasciarli soli nell’utilizzo dei social o nell’uso insensato dello strumento, ma creare situazioni costruttive come lavori di gruppo o giochi di gruppo.

Questo periodo che li costringe all’isolamento deve essere un periodo di crescita comunque funzionale. L’essere umano ha necessità di fare, di produrre, di sentirsi costruttivo e utile. Diventano importati i ruoli all’interno della famiglia, le assunzioni di piccole responsabilità la cooperazione e il fare insieme. La famiglia moderna è manchevole di queste condizioni, in quanto non più abituata al fare insieme. Generalmente nella nostra odierna società la famiglia si è ridotta ad una convivenza tra singolarità. Oggi si ha l’opportunità di conoscersi e riconoscersi, costretti ad una convivenza forzata possiamo trovare il risvolto positivo e dare ai figli in crescita quell’ascolto di cui hanno estremo bisogno.

Riunirsi in cerchio parlare, realizzare qualcosa di utile per la casa, trovare passioni comuni tra i membri di quel nucleo, imparare ad apprezzare le potenzialità dell’altro. Vivere gli spazi aperti, dove possibile, ritrovare uno stato di natura che è proprio anche dell’uomo.

Questo periodo catastrofico non deve essere subito e soprattutto non deve esser sprecato. Abbiamo il dovere di utilizzarlo per far crescere dei cittadini più consapevoli, degli uomini e delle donne capaci di far fronte a situazioni critiche e in grado di trovare soluzioni. Educarli allo spirito di sacrificio per un bene comune, alla condivisione, alla ricerca del benessere, all’empatia.

Oggi più che mai siamo chiamati a questo ruolo, siamo investiti di un compito gravoso ma fondamentale per la costruzione della società del domani e soprattutto per essere da spalla ai nostri piccoli e giovani sofferenti e spesso vittime di depressione.

Studio Di Paolo & Internicola- Pedagogisti Associati
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